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Perché in tv non si parla correttamente come alla radio?

Forse perché alla radio ogni singola parola si versa in ogni singolo orecchio, e voi non lasciate passare niente… o forse perché l’attenzione dell’ascolto non è distratto dalle immagini. Ma la televisione non mostra soltanto immagini, noi ascoltiamo anche tante parole, anche se spesso non le capiamo perché urlano tutti e tutti insieme, e anche questo in radio non succede. A proposito di correttezza, già altre volte abbiamo parlato degli strafalcioni che straziano il nostro meraviglioso  italiano, e ce ne sarebbero ancora di esempi da fare e cose da dire, ma stasera vorrei prescindere dalla sintassi, dagli accenti, dalla grammatica, persino dall’inglese che è sempre più presente, e non solo in internet.

A prescindere da tutto questo, dunque da un gran prescindere, a me sembra che sia proprio la sostanza, il senso di quello che ascoltiamo, che negli ultimi tempi è sceso di un altro gradino verso il livello rasoterra. Abbiamo molte possibilità di giudicare: ogni giorno, a ogni ora e in ogni canale, fra talk, talent, e reality, show tutti e tre ovviamente, tutti parlano di tutto, ognuno dice la sua, racconta la propria storia o commenta quella degli altri. E’ sicuramente un bene avere l’occasione di esprimere opinioni, altrettanto è un bene avere l’occasione di ascoltare le idee degli altri, ma anche ignorando gli strafalcioni, mi colpisce la confusione dei concetti e la piattezza delle espressioni adoperate nei discorsi di tanti ragazzi, e non solo. Tanti, non tutti, comunque troppi.

Atteggiamenti fotocopia e frasi identiche: tutti affermano di volersi mettere in gioco, di avere dei valori e di non pentirsi di niente. I discorsi sono infarciti di termini come ‘percepire’ ‘confrontarsi’ ‘problematiche’. Termini colti, o pseudo colti, forse ex colti, visto l’uso che se ne fa. A cosa serve usare ‘percepire’ invece di ‘sentire’ se non si sa comunicare quello che si percepisce? Qui non si tratta di cultura, e lasciamo perdere anche grammatica e verbi abbiamo detto, ma le parole raccontano comunque la nostra storia. Da quello che si sente in giro, non sono delle gran storie, sembrano piuttosto barzellette. Poi guardiamo le espressioni sul viso, ascoltiamo i toni, e non c’è niente da ridere. Parlano proprio così. L’esordio di solito è ‘niente’. Una moda, come il famoso ‘cioè’? No, qui c’è di più, si è fatto un altro passo indietro. Almeno ‘cioè’ dava l’abbrivio a una spiegazione, che magari non arrivava ma era nelle intenzioni. Oggi si inizia con ‘niente’, e ho l’impressione che sia l’anticipazione di quello che stiamo per ascoltare: niente, appunto. Ma con parole difficili e circonvoluzioni ardite in cui neppure Pindaro troverebbe il bandolo. Ma chi era Pindaro? E che cos’è il bandolo? Mi sembra di sentire qualcuno rispondere “Questa è una problematica che io non percepisco...” Ma non serve sforzarsi tanto, basta rispondere assolutamente sì… piuttosto che assolutamente no…

 

Un Artista emergente

nel panorama dell'arte moderna