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Democrazia Anarchia Utopia E..un'idea

La differenza tra la democrazia e la dittatura è che nella prima ti fanno votare poi ti danno ordini, mentre nella seconda non ti fanno perdere tempo a votare

Charles Bukowski

Un’esagerazione, che come ogni aforisma parte da una qualche verità.

Ma la democrazia non era ‘il migliore dei mondi possibili’?

Così è stata definita, d’altra parte forme di governo differenti non si possono proprio  considerare. La monarchia? Oltre ogni democratico convincimento, la nostra casa reale non mi pare abbia partorito esponenti appetibili. Capi assoluti di altro tipo? Grazie no, abbiamo già dato. Per la mia visione del mondo (ma non di questa terra) il migliore dei mondi possibili sarebbe una anarchia illuminata dove non sono necessarie leggi esterne, perché è la legge dentro ognuno di noi a guidare i nostri comportamenti, che in un mondo di persone per bene sarebbero ovviamente i più giusti. Ma questa non è la Terra, è Arret. Soltanto un’anarchia utopica, l’utopia dell’anarchia, il fugace pensiero di chi vive in un’imperfetta democrazia e sogna. Almeno questo.

Tornando alla realtà, la democrazia così com’è dimostra quanto sia difficile governare. Perché allora non tentare un’alternativa di ‘modo’, che poi diventerebbe inevitabilmente un cambiamento di sostanza? Provo a spiegarmi: ora come ora votiamo il partito o la coalizione di partiti che più ci ha convinto, ma anche vincesse la compagine da noi scelta, è possibile che non tutte le iniziative ci trovino d’accordo. Magari siamo sulla stessa linea per la tassazione e lontani dalla visione della famiglia, d’accordo sulla politica estera e non sulla sicurezza. È possibile, il voto prevede un ‘tutto compreso’ per i cittadini.

Ma quando all’interno della stessa coalizione i suoi esponenti si dissociano su questo o su quello, rallentando se non bloccando i vari progetti, mettendo addirittura a rischio il governo, è altrettanto ‘previsto’?

Accade sempre più frequentemente, come sappiamo. Perché allora non provare a non votare più nomi, simboli, partiti o coalizioni, ma idee e progetti?

Facciamo conto che la società sia una torta, divisa in tante fette quante sono le principali aree d’interesse sociale, territori ben definiti con precise necessità su cui prendere decisioni d’intervento. Potrebbe capitare che su una certa ‘fetta’ un politico di sinistra sia della stessa idea di un politico di destra, o viceversa. Capita, eccome se capita.

Nell’ipotesi della ‘torta’ dietro ogni fetta potrebbe esserci un grappolo misto di politici che seguono un  tema su cui hanno una visione comune, a prescindere da colori e simboli. I cittadini scelgono il progetto, conferendo automaticamente al ‘grappolo’ di riferimento dietro a quel  tema il mandato d’azione.

Dunque non si voterebbero più i partiti, che a volte si votano ‘per partito preso’, non più fronti unici l’un contro l’altro armati, ma progetti diversi dietro cui gruppi di professionisti lavoreranno con convinzione personale e per tutti.

Se al posto di un lungo pannello con nomi, sigle e colorati emoticon, trovassimo ai seggi un panorama di tutti i programmi d’intervento sulla nostra società, suddiviso in aree e non in partiti, noi potremmo votare l’idea di gestione che più ci convince su ogni spicchio del ventaglio, finalmente liberi da ideologismi che a volte somigliano a tifoserie. Potremmo ricominciare ad essere cittadini pensanti e non tifosi sempre più esaltati.

Ma quali e quante fossero le ‘fette della torta’, ho paura che sarebbe indispensabile aggiungerne una alla mappa della nostra società, la più difficile da gestire: un Ministero del Coordinamento che coordini tutti gli altri.

E qui si torna all’utopia...

Ma visto che i nostri governi sono sempre in mezzo al guado, col rischio perenne di annegare nell’impossibilità di governare, che male c’è a sognare forme di governo altrettanto impossibili?

 

 

Roma – 7 dicembre 2009 

 

Un Artista emergente

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